Nel rock c’è una band come la fenice,
uccello mitologico noto per il fatto di rinascere dalle proprie
ceneri dopo la morte. E la storia che stiamo per raccontarvi è ormai leggenda. Robert Fripp è di sicuro uno degli strumentisti
più autentici nella storia della chitarra elettrica, di certo uno dei più
evoluti ed imitati.
Bene: c’era una volta il 3 agosto dell’anno
2012, quando Fripp annuncia il suo ritiro
dalle scene. Ciò che lo spinge a una tal decisione è il suo
tentativo di tutelare le proprie creazioni, di stabilire l’esatto significato
di diritto e di autore, di far riconoscere ai maestri come lui il pregio
del loro impegno; e lo scontro con la major Universal Music Group non è di poco
conto.
Da tempo, ormai, Fripp non si sente più vicino
alla musica, e l’onere psicologico e fisico profusi contro questa lotta non
solo giudiziaria, contribuiscono non poco ad allontanarlo dal gusto e
dalla passione di essere “il musicista”, uno dei più grandi talenti che abbia
mai potuto calcare i palchi. Il passo è quasi una naturale conseguenza ed
appunto, il 3 agosto dell’anno domini 2012, Fripp annuncia il ritiro. Ma se di
conseguenza naturale si parlò all’epoca, la produzione di un ennesimo live, la
dice lunga su quanto la passione e la ricerca musicale possano essere
dirompenti anche in siffatti personaggi.
Il debutto discografico dei King Crimson, In The Court of the Crimson King uscì il 10 ottobre 1969. E ora, a
quarantasei anni dalla sua fondazione, la band di Robert
Fripp ha deciso di dare alle stampe un nuovo album dal vivo, inciso a Los
Angeles.
Live At Orpheum è una sorta di pre riscaldamento al nuovo
progetto King di cui fanno parte sette musicisti, quattro inglesi e tre
americani; tre batteristi Gavin Harrison (Porcupine Tree), Bill Rieflin (REM, Ministry) e Pat Mastelotto,Tony Levin al basso con l’aggiunta di Mel
Collins al sax e del chitarrista Jakko Jakszyk e naturalmente l’istrione Robert.
I
cambiamenti di ritmo sono alla base di un lavoro che per chi, come me, ha da
sempre amato questo gruppo, ti riportano, a volte, a movimenti sonori già
assaporati; ma nessuna nostalgia ti assale.
Ma nello sviscerare bene l’ascolto, è incomprensibile la
riduzione di tutto il lavoro a soli 41 minuti. Certo che i King non sono quelli
di una volta (Robert Fripp, Ian McDonald,
Mike Giles, Greg Lake ed un certo Pete Sinfield ).
L’apertura con “Walk On: Monk Morph Chamber
Music” è
uno stano insieme di improvvisazioni miscelate a musica pre-registrata mentre
il successivo brano “One more red nightmare” è quello a cui spesso lo stesso Fripp
ci ha abituato: sperimentazione tra prog e jazz con sfumature di “crazy
feeling”.
Banshee Legs Bell Hassle è una breve ma efficace improvvisazione da parte del
neo-battezzato “drum trio” composto da Gavin Harrison, Bill Rieflin e Pat
Mastelotto; Collins, Fripp e Tony Levin integrano il materiale riprodotto
sull’album notevolmente, in particolare Collins aggiunge un tocco leggero col
sax riuscendo ad amalgamarsi ottimamente alla nuova linea crimsoniana. E Fripp,
come al solito è il maestro di un tecnicismo unico che ha fatto “genere” sin
dagli esordi.
The
ConstruKction of Light è
la vera e propria evoluzione del sound Re Cremisi, lo era già ai tempi
dell’album quando nel 2000 il gruppo riapparve, e qui il tutto è dimostrato dal
minimale ma fitto dialogare tra chitarre.
La delicatezza di The Letters è, appunto, letteralmente dirompente,
mentre la violenza espressiva di Sailor’s Tales ci porta a capire quanto questo nuovo
Fripp sia intenzionato a dare ancora. La sua chitarra, tagliente come un
rasoio, si innesta sul sax di Mel Collins mentre le linee armoniche sono
compito di Tony Levin al basso. Starless è una suite di dodici minuti di estasi spaziale che beneficia
di una chitarra in più quella di Jakszyk. Purtroppo di fronte al maestro la sua
sembra essere una prova sottotono. Certo per l’anatroccolo non poteva essere
diversamente, ma se Fripp lo ha scelto vuol dire che “il maestro” ci avrà visto
comunque qualcosa e quel qualcosa, nel suono si sente.
Ora non è che voglia tediare più di tanto i nostri
lettori ma sentire parlare di King Crimson oggi è ritornare un po’ indietro nel
tempo, un tempo che non è mai andato, che non si è mai fermato ma che in fatto
musicale ha dato tanto.
Recensione scritta per Psycanprog il 24 Novembre 2015
The ConstruKction of Light è la vera e propria evoluzione del sound Re Cremisi, lo era già ai tempi dell’album quando nel 2000 il gruppo riapparve, e qui il tutto è dimostrato dal minimale ma fitto dialogare tra chitarre.

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