White Light/White Heat è
spesso considerato il vero capolavoro dei Velvet Underground.
L'album sceglie come filo
conduttore l'alienazione dell'uomo all'interno della società
postmoderna, con una violenza sonora e di rumori più accentuata rispetto al
precedente album d’esordio. I testi (scritti da Lou Reed) raccontano episodi
quotidiani di paranoia metropolitana, caratterizzati da descrizioni fredde,
asettiche e ripetitive.
L'atmosfera underground dei brani e l'introduzione di
strumenti atipici per il rock come la viola e l'organo, opera di Cale, accentuano la sensazione di straniamento imposta
all'uomo dalla modernità. L'album venne pubblicato il 30 gennaio 1968,
ed entrò al numero 199 della classifica di Billboard restandoci
per sole due settimane. La copertina del disco, ancora ideata da Andy
Warhol ma realizzata dal fotografo Billy
Name (vero nome Billy Linich), è completamente nera ad
eccezione del nome del gruppo e del titolo del disco. Nell'angolo in basso a
sinistra era visibile in controluce un teschio trapassato da un coltello (si trattava
di un tatuaggio dell'attore Joe Spencer, che aveva recitato la parte del
protagonista nel film Bike Boy del 1967 di Warhol) stampato con inchiostro nero su
sfondo nero. Proprio
questa sua particolarità rese la copertina di difficile riproduzione nelle
ristampe economiche successive, che si limitarono alla riproduzione della
copertina tutta nera senza teschio in trasparenza. Inoltre, alcune copie
dell'edizione americana avevano la grafia sbagliata dell'ultimo titolo del
primo lato: There She Comes Now invece di Here
She Comes Now. La ristampa
inglese del 1971 aveva una copertina differente, la cover nera era stata
sostituita da una foto in bianco e nero di un gruppo di soldatini giocattolo,
opera di un certo Hamish Grimes.
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