The
Piper at the Gates of Dawn, che deve il suo nome al settimo
capitolo de “Il Vento Tra I Salici”- è un album magnifico, stupendo,
fondamentale e molto triste, per il futuro di Syd Barrett-
che incarna in se tutto un genere a parte, riuscendo a smuovere le fondamenta
della musica da solo, come opera a se stante.
Molti all’epoca si lamentarono
della troppa poca psichedelia, rispetto a quanto proposto nei live della band,
come su Interstallar, ma dopo tutti questi anni è giusto ammettere
senza ombra di dubbio che il disco risulta fantastico così e nulla di più né
nulla di meno lo avrebbe reso migliore.
Syd, Roger, Richard e Nick al tempo fecero le giuste valutazioni per ciò
che poteva e non poteva rendere su disco vero e proprio e sono stati ripagati
con un risultato finale oltre ogni umana immaginazione. Un disco che nonostante
tutto riesce sempre a sbalordire, lasciando meravigliati ed attoniti, con un
fascino a se stante, di opera tra il sano e l’insano, tra ordine e puro caos.
Un’opera maestosa anzi uno dei tanti capolavori.

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